Alle glorie del medesimo Pontefice nell’invenzione del corpo di S. Martina nel recinto del Carcere di Mamertino, dove furono prigionieri S. Pietro e S. Paolo. Apre a piè del Tarpeo li fianchi a Roma
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Apre a piè del Tarpeo li fianchi a Roma
Non in rastro profran, vomere indegno,
Ma in auree chiavi, ond’ei del doppio Regno
Le due gran Porte Eterne espugna e doma.
E ne trae la più ambita e nobil soma
Ch’animasse giamai spirto più degno,
Martina, il maggior pregio e ’l miglior pegno
Che di giglio e d’allor fregiasse chioma.
Sì ricco spoglio in cieco oblio sepolto
Rapisce il trionfante a quel feretro,
Che ’n la prigion di Pier giaceasi involto.
Ne s’oppose al gran ratto il carcer tetro,
Perché abbagliato agl’atti augusti e al volto,
Credea ’n darlo ad Urban, renderlo a Pietro.
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