Cantata | La Tempesta Poesia | Del Sig.r abate Pietro | Metastasio | Musica | Del Sig.r D. Carmine Pelliccia | Al nobile piacere e virtuoso divertimento dell'ecc.mo Sig.re D. Francesco M.a Mirelli Principe di Teora 1778

Published

Identification

Record ID
1263
Musical form
cantata

Scoring

Summary scoring
1V,7str
Detailed scoring
Soprano, 2 violini, 1 viola, 2 corni, 2 oboi e continuo

Description

Country
Italy
Language
Italian
Date
1778
Production
S.l. : copia, 1778
Physical description
1 partitura (38 c.); 210 x 280 mm
Music format
Full score

Watermark

Not detected

Notes

Cantata dedicata a Francesco Maria Mirelli principe di Toia. È il marito di Caterina Carafa Contessa di Conza cui è dedicata la cantata L'Aurora Sollecita di Giacomo Sellitti. Cfr. scheda n. 1264.

Analytical description

1.1: Allegro assai (introduzione strumentale, Re maggiore, C)
2.1: (recitativo accompagnato, C)
No non turbarti o Nice
3.1: Largo con un poco di moto-Allegro assai (aria, Si♭ maggiore, 3/4)
Ma tu tremi o mio tesoro
4.1: (recitativo accompagnato, C)
Siedi sicuramente sei
4.1: Allegro brioso-Andantino grazioso-Allegro (aria, Sol maggiore, C-3/4-C)
E pur fra le tempeste

Poetical text transcription

No, non turbarti, o Nice io non ritorno
A parlarti d’amor. So che ti spiace
Basta così. Vedi che il ciel minaccia
Improvisa tempesta, alle capanne
Se vuoi ridurre il gregge io vengo solo
Ad offrir l’opra mia. Che! Non paventi?
Osserva che a momenti
Tutto s’oscura il ciel, che il vento in giro
La polve innalza e le cadute foglie.
Al fremer della selva, al volo incerto
Degli augelli smarriti, a queste rare,
Che ci cadon sul volto, umide stille,
Nice, io preveggo. Ah non tel dissi, O Nice?
Ecco il lampo, ecco il tuono. Or che farai?
Vieni, senti; ove vai? Non è più tempo
di pensare alla greggia. In questo speco
Riparati frattanto; io sarò teco.

Ma tu tremi, o mio tesoro!
Ma tu palpiti, cor mio!
Non temer; con te son io,
Né d’amor ti parlerò.
Mentre folgori e baleni,
Sarò teco, amata Nice;
Quando il ciel si rasserena
Nice ingrata, io partirò.

Siedi, sicura sei. Nel sen di questa
Concava rupe in fin ad or giammai
Fulmine non percosse,
Lampo non penetrò. L’adombra intorno
Folta selva d’allori
Che prescrive del Ciel limiti all’ira.
Siedi, bell’idol mio, siedi e respira.
Ma tu pure al mio fianco
Timorosa ti stringi, e, come io voglia
Fuggir da te, per trattenermi annodi
Fra le tue la mia man? Rovini il cielo,
Non dubitar, non partirò. Bramai
Sempre un sì dolce istante. Ah così fosse
frutto dell’amor tuo, non del timore!
Ah lascia, o Nice, ah lascia
Lusingarmene almen. Chi sa? Mi amasti
Sempre forse fin or. Fu il tuo rigore
Modestia, e non disprezzo; e forse questo
Eccessivo spavento
È pretesto all’amor. Parla, che dici?
M’appongo al ver? Tu non rispondi? Abbassi
Vergognosa lo sguardo!
Arrossisci? Sorridi? Intendo, intendo.
Non parlar, mia speranza;
quel riso, quel rossor dice abbastanza.

E pur fra le tempeste
La calma ritrovai.
Ah non ritorni mai,
Mai più sereno il dì!
Questo de’ giorni miei,
Questo è il più chiaro giorno
Viver così vorrei,
Vorrei morir così.

Images

Reference works

Insom 2003: 6462

Type

Document type
Manuscript music
Record level
Monographic record

Related persons

Metastasio, Pietro author of the text