L'Aurora Sollecita | Per il Primo Faustissimo Parto Del Ecc.ma Sig.ra D. | Caterina Carafa | Contessa di Conza ec. | Cantata dal Sig.r Niccolò Valletta | Musica Del Sig.r D. Giacomo Sellitti | Interlocutori | Notte. Aurora. Febo
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Note
La cantata, come da titolo, è dedicata a Caterina Carafa (1725-?) principessa di Teora in quanto moglie di Francesco Maria Mirelli cui è dedicata la cantata La Tempesta di Carmine Pelliccia, cfr. scheda n. 1263
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Notte
O bellissima dea del sol compagna
E del ciel preggio antico
Come i bei piedi d’oro
Sollecita ne muove oltre l’usato
Forse questo è del fato
Una novella legge
O del tuo core sprezzo un nuovo amore.
Aurora
Più grande idea or mi fa forza in petto
Dea delsilenzio amica
Se così presta io lascio
La mia stanza imm[or]tale
Né il pianto mi fermò ddel mio Titone
Muover mi deve il core alta cagione.-
Notte
Almen dividi meco
Quel silenzio improviso
Che nuove rose ha sparso al tuo bel viso.
Pur il silenzio toglie
Al piacere gran parte
Aurora
Non impedirmi il corso intollerante
È di freno il desir ogni momento
Che veloce trascorre
Più m’invita al piacer e il cuore mio
Forse mi scuote il petto. Amica addio.
Notte
Deh perché mai veloce
Sola così ne fugge
La vaghissima figlia
Del aer pure e la superba fronte
Fuor del orizonte
Cinta portando di sue vaghe perle
Più pura luce sparse intorno intorno
Ch’emula al sol par che guidasse giorno.
Scosso dal dolce oblio
Saluta l’usignuolo
Coll’inquieto volo
Che riconduce il dì.
Non più soave e lento
Ribacia il mar la sponda
Né dorme il vento e l’onda
Come fin or dormì.
Febo
Tacita dea e tenebrosa ancora
Npn mi guida l’Aurora
Da mia scorta fedel che sola è duce
Dell’aureo cocchio e di mia lieta luce
Frenare io più non posso
I destrieri impazienti
Che biancheggian di spume e i lor nitriti
Sentir si fanno a i più remoti liti.
Notte
La vidi almo Signor assai più lieve
Del vento andare alla città superba
Dove bella Sirena al mar Tirreno è specchio
Ma perché a te non riede?
Che senza i tuoi bei rai
Gelida languirà la terra inferma
Tu concedi la vita.
Aurora
Febo non incolpar la mia partita
Senza di te anzi te stesso incolpa
Che di Teti godendo i dolci amplessi
Le voci mie l’inviti ancor del mondo
E non udisti e non udir fingesti.
Notte
I momenti son questi
Ch’io ne deggio partir l’ore secrete
E le tenebre mie son di già rotte
Innanzi a voi deve fuggir la notte.
Febo
E qual fu mai pensiere impaziente
Che t’aggirò la mente
E le piume lasciando il mondo sola
Ti vide e avvien che dica
Che divenuta sei la mia nemica.
Aurora
E così dunque un Dio
Manda presto in oblio
Gli accesi prieghi de mortali ignori
Che dall’inclita stirpe de Mirelli
Eustachia gentil nascer dovea
Chr della madre i fervidi sospiri
Giunser a Delia che ha in governo il parto?
E che Giuno le fasce e l’aurea cuna
Donata ha al genitor?
Febo
Ah fu importuna Teti
E la mente mi strugge e’l core
Aurora
Dunque vedesti in me solo il tuo errore.
Io perdere non volli
Del suo natale i fausti momenti
L’aura portommi i prieghi
Dell’alma Caterina ora già scarca
Del suo peso celeste
La natura ancor parla
Dell’immortal propago astri benigni
Regnano in ciel che altri infondono
Virtù pur che alla terrabambina tanti mirti e rose
Torni la prima età portono i fiumi
Col vago dono al mare i
Il latte ancora e l’odorata flora
Fa sorgere con questa
Vaga bambina tanti mirti e rose
E l’aura il suo bel volto
Bacia soavemente
Ma il comune piacere il sol non sente.
Il mondo rimiri
Per quest’alma prole
Più lucido il sole
Su’l Gange apparir.
Il Siro or che muove
De’ lieti suoi giorno
Si veggan più adorni
I campi fiorir.
Febo
A me cui diete il Fato
Gli eventi presagire e di natura
Spiegar i sensi arcani
Non son nuove tai cose il mio favore
Questa Bambina [avrà finché do Delo
Io sarò l’alto Nume
E spiegherò le chiome aurate in cielo.
Io so quali prepara
Belle faci Imeneo e quanto Amore
Alti trionfi suoi racchiude il core.
Per la pianta altera nata
Del Sebeto in sulla riva
Sarò Febo finché viva
Il felice agricoltor.
Lieto son sebbene i frutti
Io prevedo Amor che toglie
Ma saranno almen le foglie
Il bel premio al mio sudor.
Aurora
Quanta beltà mirai dirti vorrei
Ma questo no che dir non si puole
Sebben poco vedei priva del sole
Scesa la sua bell’alma in bianca nube
Da feconda stella
Nel suo frale leggiero
E la più bella stella
E fra l’eterne forme
Scherzavano le grazie
E molli fiori a lei spargeano intorno.
La dea l’istessa dea
Che dal mar nacque
L’agitava la cuna
E tra candidi lini
Eran mille amorini
Che da tenaci sguardi
Vibravan faci e dardi
E in sé serbava accolta
L’immago insieme e l’aere felice
Del genitore e della genitrice.
L’alme figlie di Giove
Hanno impreso a guidar suo uman viaggio.
Febo
Dunque furtivo un raggio
A lei io vo mandar.
Se l’aureo tetto
Li farà ombra grata un guardo almeno
Impedir non potrà; qual feci un giorno
All’or che aggiunse foco
Al mio gran foco Amor: ahi che rammento
Che vale rinnovar vecchio tormento.
Aurora
Temo signor se guardi
Che per la gran vaghezza
Più non potrai partir
E quando poi più lungo il dì sarà?
È ancor periglio in lei fissare il ciglio
Che del tuo foco la gran forza invitta
Tutta sarà come in un punto unita
Né soffrir ti potrà ovver [con]fuso
Da lei ne partirai
De tuoi vedendo assai più dolci rai.
Aurora e Febo
Nuovo sole or vede il mondo
Che col suo splendor più ameno
Febo oscura il tuo splendor.
Bella aurora è men giocondo
Il tuo aspetto che vien meno
Di due soli al gran fulgor
Nuovo sole or vedo al mondo.
Se mi vince un lume tanto
Questa è gloria mia maggior
Febo ancor li cede il vanto
E l’antico suo valor.
Coro. Aurora, Febo, Notte
È sollecita l’aurora
Sempre lieto del mar fuora
Questo dì conduca ancor.
Collocazione
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Tipologia
Musica manoscritta
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