Del Sassone [La Lucrezia]

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
1262
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1700 – 1750
Redazione
S.l. : copia, 1700-1750
Descrizione fisica
1 partitura (8 c.; [olim p. 143-157]); 205x300 mm
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, C)
Oh Numi eterni
2.1: (aria, fa minore, C)
Già superbo del mio affanno
3.1: (recitativo, C)
Ma voi forse nel cielo
4.1: (aria, sol minore, 3/8)
Il suol che preme l'aura
5.1: (recitativo, C)
Ah che ancor nell'abisso
6.1: (aria, sol minore, 3/4)
Alla salma infedele
7.1: (recitativo-arioso, C)
A voi padre consorte o Roma

Trascrizione del testo poetico

Oh numi eterni, oh stelle!
Stelle, che fulminate empij tiranni,
Impugnate a miei voti horridi strali.
Voi con fochi tonanti
Incenerite il reo Tarquinio, e Roma.
Dalla superba mente
Omai troncate il vacillante alloro.
S’apra il suolo in voragini. Si celi
Con memorando esempio
Nelle viscere sue l’indegno, e l’empio.

Già superbo del mio affanno,
Traditor dell’onor mio
Parte l’empio, lo sleal.
Tu punisci il fiero inganno
Del fellon, del mostro rio,
Giusto ciel, parca fatal.

Ma voi forse nel cielo
Per castigo maggior del mio delitto
State otiosi, ò provocati numi.
Se son tarde le stelle,
Se non m’odon le sfere,
A voi tremenda deità
Dall’abbisso mi volgo.
A voi, a voi s’aspetta
Del tradito onor mio far la vendetta.

Il suol, che preme,
L’aura , che spira
L’empio romano,
S’apra, s’infetti.
Se il passo move
Se il guardo gira,
Incontri larve,
Ruine aspetti.

Ah! Che ancor nell’abisso
Dormon le furie, sdegni e le vendette.
Giove dunque per me non ha saette
E pietoso l’inferno?
Ah, ch’io già sono in odio al cielo, a Dite:
E se la pena
Non piomba sul mio capo,
A miei rimorsi
rimesso il poter di castigarmi.

Questi la disperata anima mia
Puniscan, sì, sì.

Ma il ferro, che già intrepida stringo,

Alla salma infedel porga la pena.

A voi, padre, consorte, o Roma, al mondo
Presento il mio morir. Mi si perdoni
Il delitto esecrando, ond’io macchiai
Involuntario il nostro onor. Un’altra,
Più detestabil colpa
Di non m'aver ucciso
Più del misfatto, mi si perdoni.
Già nel seno comincia
A colpir questo ferro i duri uffici.
Sento, ch’il cor si scuote
Più del dolor di questa
Caduta invendicata,
Che dal furor della vicina morte.
Ma se qui non m’è dato
Castigar il tiranno, opprimer l’empio,
Con più barbaro esempio,
Quand’ei sen cada estinto,
Stringerò a danni suoi mortal saetta
E furibonda e cruda
Nell’inferno farò la mia vendetta.

Collocazione

Biblioteca
I-MC — Montecassino, Biblioteca dell'Abbazia
Segnatura
2-F-16/17 (olim 124-G-21 op.17)

Immagini

Repertori bibliografici

Insom 2003: 3911

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
singola

Persone collegate

Bovio, Vincenzo possessore